Volare con Air Cairo: la mia esperienza da dimenticare (voli SM808 e SM807)

Volare con Air Cairo

La recensione sincera – e un po’ ironica – del nostro viaggio in famiglia da Fiumicino a Sharm

Dopo un anno intero di lavoro, tra impegni, scadenze e quotidianità frenetica, la nostra idea di vacanza era chiara:
sole, mare, caldo, relax. E soprattutto: via dal freddo novembrino italiano.

Così abbiamo prenotato una settimana a Sharm el-Sheikh, ospiti del Queen Sharm, un Resort 4 stelle che sulla carta
sembrava perfetto per regalarci finalmente un po’ di leggerezza (spoiler: abbiamo una recensione anche su quello).

Insomma, eravamo carichi, positivi, pronti: marito, moglie e figlio, con la voglia di staccare davvero.
Poi è arrivata Air Cairo.

Partenza prevista alle 15:30… e invece una maratona di attesa

La nostra avventura inizia a Fiumicino, volo SM808, con un ritardo ufficiale di 4 ore.
Il dettaglio interessante è che, essendo un volo charter, bisogna presentarsi in aeroporto almeno 3 ore prima.

Risultato finale:

→ Oltre 7 ore in aeroporto prima ancora di vedere l’aereo.

Noi siamo riusciti a sopravvivere grazie al Priority Pass, che ci ha permesso di trascorrere un paio d’ore in una lounge,
tra divanetti, snack e una parvenza di comfort.

Per molti altri passeggeri, invece, la situazione era molto meno morbida: sedie rigide, bambini stanchi, telefoni scarichi e,
soprattutto, informazioni zero. Una vera prova di resistenza mentale.

Responsabilità anche del tour operator: quando la scelta del partner pesa

Una parte della responsabilità ricade anche sul tour operator.
Chi vende un pacchetto ha il dovere di garantire standard minimi di:

  • decoro,
  • sicurezza,
  • assistenza.

Offrire un volo tramite una compagnia che non fornisce informazioni, non comunica i ritardi in modo chiaro e non gestisce
minimamente il disagio significa mettere i clienti in una situazione che poteva essere evitata.

Il tour operator non può considerarsi neutrale: è responsabile dei partner che sceglie. Se la compagnia aerea
non è all’altezza, anche l’esperienza complessiva del pacchetto ne risente, e chi ha pagato il viaggio ne paga le conseguenze.

Il “ristoro” offerto: un voucher scritto a penna

Subito dopo il check-in, quando ormai il sospetto di un ritardo serio cominciava a farsi strada, ci viene consegnato un
“voucher ristoro”. E uso il termine voucher con molta ironia.

Non si trattava di un buono stampato, né di un QR code moderno, né di un documento ufficiale.
Era semplicemente il biglietto aereo con una scritta a penna:

“1 trancio pizza + 1 acqua”.

Nessun timbro, nessuna sigla, solo una nota scritta in fretta.
Una sorta di biglietto “fatto in casa”, quasi nostalgico, che avrebbe potuto essere carino se non fosse stato il simbolo
di un disservizio.

Con questo prezioso reperto di calligrafia improvvisata ci dirigiamo al bar dell’aeroporto, dove ritiriamo:

  • un trancio di pizza (fortunatamente caldo),
  • una bottiglietta d’acqua.

È stato un gesto? Sì.
È stato sufficiente a compensare 7 ore di attesa? Difficile sostenerlo.

Sembrava più un tentativo di sistemare, almeno in apparenza, una situazione già compromessa.
E mentre noi alternavamo lounge e bar grazie al Priority Pass, molti altri passeggeri guardavano quel voucher scritto a mano
come l’ennesimo segnale che quella giornata sarebbe stata… impegnativa.

Imbarco e cena a bordo: il minimalismo culinario secondo Air Cairo

Quando finalmente saliamo a bordo, tra un sospiro di sollievo e la speranza che almeno il volo in sé sia tranquillo, arriva
la cena. Il vassoio che ci viene consegnato contiene:

  • due panini al latte minuscoli,
  • farciti con una fetta di formaggio molto discreta,
  • un bicchiere d’acqua.

Fine. Nessuna alternativa, nessuna opzione, nessuna variazione.
Una cena talmente essenziale che potrebbe tranquillamente essere esposta in un museo di arte contemporanea
sotto il titolo “Minimalismo alimentare in alta quota”.

Chiariamo: non pretendiamo di volare in first class, né ci aspettiamo piatti gourmet o menù da ristorante stellato.
Ma dopo ore di attesa, un pasto un po’ più sostanzioso sembrerebbe il minimo sindacale.

Invece ci ritroviamo con due panini minuscoli che, per dimensioni, sembrano quasi un’anteprima per un pasto che poi non arriva
mai. Eppure, a quel punto, eravamo talmente stanchi che più che arrabbiarci… ci veniva da sorridere amaramente.

Aereo datato, spazi ridotti, pulizia essenziale

L’aereo in sé presentava una cabina piuttosto semplice, con un’impostazione basica e senza particolari elementi di comfort.
Anche gli spazi risultavano piuttosto contenuti, soprattutto per chi viaggia in tre, e l’atmosfera generale richiamava quella tipica dei voli charter più essenziali.

Non chiediamo lusso — non è ciò che ci aspettiamo su queste tratte — ma semplicemente un livello base di decenza, sicurezza e assistenza.
Standard che, per esperienza, molte compagnie low cost riescono a garantire con buona organizzazione e un pizzico di attenzione in più verso il passeggero.

La dimostrazione di sicurezza: una scena da villaggio turistico

La safety demonstration è stata uno dei momenti più surreali dell’intero viaggio.
Il personale di bordo ha mostrato le procedure di sicurezza con:

  • gesti veloci e poco precisi,
  • tono distaccato,
  • zero coinvolgimento dei passeggeri.

Più che una spiegazione seria su cosa fare in caso di emergenza, sembrava una coreografia improvvisata,
in stile “animatori da villaggio turistico costretti a fare il balletti di gruppo”.

Per una famiglia che viaggia con un bambino, questo non è semplicemente fastidioso: è
poco rassicurante. La sicurezza non dovrebbe mai sembrare una formalità sbrigata in fretta.

Volo di ritorno SM807: ritardo, ancora, e l’assurdo episodio dell’acqua

Anche al ritorno, con il volo SM807, il copione non cambia molto: ancora ritardo (per fortuna meno lungo rispetto all’andata), e ancora una certa mancanza di chiarezza sulle tempistiche.

Ma l’episodio più incredibile riguarda una semplice bottiglietta d’acqua.

Un passeggero chiede di acquistarla e succede questo:

tenta di pagare con carta → pagamento rifiutato;
offre una banconota da 10 euro → rifiutata perché “non abbiamo resto”;
nessuna soluzione alternativa, nessuna proposta, nessun tentativo di trovare un compromesso.

Il tutto espresso con un tono chiaramente seccato.

E qui nasce spontanea una riflessione:
nel 2025, non avere la possibilità di effettuare un pagamento elettronico su un volo internazionale — anche solo per una bottiglietta d’acqua da 3 euro (prezzo comunque esagerato) — è davvero difficile da accettare.
Non si tratta di pretese, ma di normale modernità.

L’acqua è un bene essenziale e, soprattutto in viaggio, la possibilità di acquistarla senza ostacoli dovrebbe essere considerata un servizio minimo, non un lusso.

Richiesta di rimborso? Assolutamente sì

Alla luce dei vari disagi – ritardo di 4 ore all’andata, oltre 7 ore complessive in aeroporto,
assistenza minima e organizzazione discutibile – abbiamo deciso che
procederemo con una richiesta di rimborso, tramite legale o tramite siti specializzati nella compensazione aerea.

I diritti dei passeggeri non sono un optional o un favore: sono tutelati da normative precise, ed è giusto farli valere,
soprattutto quando il disagio è così evidente.

Conclusione personale: Sharm? Bella. Air Cairo? Mai più.

La destinazione, Sharm el-Sheikh, resta splendida e merita il viaggio.
Ma il viaggio, in questo caso, è stato la parte peggiore dell’esperienza.

Tra:

  • 7 ore di attesa totale in aeroporto,
  • informazioni quasi inesistenti,
  • voucher scritto a mano per pizza e acqua,
  • cena a bordo ridotta a due mini panini al latte con formaggio e un bicchiere d’acqua,
  • aereo datato e poco curato,
  • personale spesso scostante,
  • ritardi anche al ritorno,

possiamo dire senza esitazione che, per noi, l’esperienza con Air Cairo è stata decisamente
da dimenticare.

Sharm rimane nel cuore.
Il viaggio con questa compagnia, molto meno.
E dopo un anno di lavoro, una vacanza dovrebbe iniziare con un sorriso, non con un test di sopravvivenza in aeroporto.

Per quanto ci riguarda, lo possiamo dire chiaramente:
non rifaremmo la stessa scelta.